27 aprile 2007 by moro @ 10:11

Un anno fa iniziava l’avventura di questo blog… un mosaico di emozioni nel cuore più profondo del continente americano. Abbiamo interiorizzato un mondo magico, alle volte tanto viscerale da sembrarci troppo duro. Dagli Stati Uniti, culla pensante e contraddittoria del mondo attuale, abbiamo imparato a mettere da parte i pregiudizi e sostituirli con tanta curiosità. Il Messico ci ha donato la gioia del viaggio, gli spazi immensi e la bellezza della natura, ma anche l’inesauribile resistenza di un popolo sedotto e poi abbandonato. Il Guatemala, stupendo e commovente, terreno fertile del mondo Maya, la ricerca di un futuro migliore, alla quale ci siamo uniti attraverso la nostra cooperazione come volontari. La Colombia, un paese sconfinato e magnifico, tanto selvaggio da sfuggire lo sguardo; la sorpresa di un fermento elettrizzante. L’Ecuador, un condensato di latinoamerica, una natura rigogliosa ed un popolo accogliente: l’incontro con la foresta amazzonica ed i suoi popoli, l’eterna lotta contro lo sfruttamento senza regole delle risorse naturali. Il Perù con le sue bellezze archeologiche, nella sconosciuta regione andina settentrionale; lo spettacolo della “Suiza Peruana” (Svizzera peruviana), Huaraz e la Cordillera Blanca. Ora che ci addormentiamo sull’ultimo giorno, ci sorride un mosaico di visi e sguardi, l’importanza che hanno avuto ed avranno nella nostra vita, la promessa di incontrarci di nuovo, un giorno…
Abbiamo inserito uno strumento interattivo per mostrare tutte le foto del viaggio in una slideshow, al seguente link (Slideshow di un viaggio nomade).
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8 marzo 2007 by moro @ 00:39

Sarita e Carlito ci prendono per mano in questa esperienza e ci insegnano il linguaggio proprio di un mondo a noi tanto estraneo, le chiavi per comprendere e rispettare la selva. Disegnano nelle nostre menti i simboli della natura: l’anaconda (amaru), il boa, el sangre de drago (sangue di drago, una resina medicinale), le farfalle, le piante curative usate dalla comunità e dagli sciamani. L’ayahuasca (parola in lingua quechua che significa “liana degli spiriti”) o yagé, è un’infusione psicotropa di tradizione millenaria considerata sacra dai popoli indigeni in tutto il bacino della foresta amazzonica. Viene preparata dagli sciamani o curanderos in infusione e consumata di notte, come strumento per espandere la propria mente e la percezione della natura. Nella regione del Napo, in Equador, e’ conosciuta con tre nomi differenti:
- Ayahuasca de las Mujeres, visioni di fiori colorati.
- Ayahuasca de los Hombres, visioni di boa.
- Ayahuasca de los Fantasmas, visioni di spiriti.
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15 aprile 2007 by moro @ 14:05
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9 aprile 2007 by moro @ 12:21

L’ultima settimana americana, un’altra volta e tanto breve da sembrare già finita: il viaggio nel Perù, fantastico ma forse vissuto meno intensamente rispetto alle esperienze negli altri paesi latinoamericani. Giungendo dalla spoglia costa dell’Oceano Pacifico, Lima appare come un enorme e polverosa striscia di deserto, a prima vista poco attrattiva ed ospitale. Il traffico congestiona la metropoli riducendo il centro storico (attorno a Plaza de Armas) ad un imbuto di smog, niente di romantico. La gente grida per vendere mercanzia di ogni tipo, dal cibo agli oggetti più impensabili. Un vecchio ci mostra il prodotto con cui dice “me gano la vida“, il Manual del Pendejo, ovvero sogni a tempo già scaduti ed acqua santa… la vita in America Latina non è mai banale né dolce, reclama solo tanta, troppa fantasia.

Il museo Yuyanapaq. Para recordar (in memoria del ventennio della guerra civile, 1980-2000), ricorda attraverso un intenso percorso audio-visivo l’orrore del genocidio sofferto dal popolo andino ed il periodo forse più tragico della storia peruana, una stagione di contrapposizioni ideologiche che portarono un’ondata di terrore nel paese. Come sempre, coloro che pagarono il prezzo più tragico di questa guerra furono i popoli indigeni, in particolare nella regione di Ayacucho. Travolto da una spirale di violenza ed atti terroristici, il paese smarrì la coscienza e sospese la propria storia.
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2 aprile 2007 by moro @ 03:06

Si avvicina la Semana Santa (Pasqua) e Huaraz comincia ad animarsi per l’inizio della stagione di trekking ed alpinismo nella Cordillera Blanca. Questa splendida catena montuosa, che si estende per 180 chilometri all’interno del Parco Nazionale Huascarán, include il picco più alto del Perù (Huascarán, 6768 metri) ed una delle montagne più belle al mondo (Alpamayo, celebre per la sua parete nord-ovest a forma di piramide). Accanto ai circuiti più frequentati, Santa Cruz trek (5 giorni tra lagune, nevai e passi a 5000 metri di altitudine) e Lagunas de Llanganuco (nella foto), esistono innumerevoli trekking di varia difficoltà tra cui: Laguna Churup trek, Quilcayhuanca trek e Ishinca trek. Tutti offrono stupende viste delle cime innevate della Cordillera Blanca. Numerose sono anche le opzioni di ascensione alle vette della catena montuosa, senza dimenticare la vicina Cordillera Huayhuash (trek Huayhuash). Per ulteriori informazioni su trekking ed alpinismo nella zona di Huaraz, un buon punto di partenza può essere la Asociacion de Guias de Montaña del Perù. Per le migliori viste sulla Cordillera Blanca, basta percorrere i numerosi sentieri della Cordillera Negra a piedi, mountain bike o cavallo.
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30 marzo 2007 by moro @ 01:14

Un’alba a Huaraz vale lo spettacolo di 30 vette innevate colorarsi del rosa trasportato dal vento gelido. Un’alba a Huaraz vale il sorriso di una signora infreddolita, gridare “¡Tamales!”. Un’alba a Huaraz ti sorprende fino a farti urlare che hai conquistato il tetto del mondo, o forse solo la meta di un lungo cammino. Un’alba a Huaraz ti toglie il respiro, per condurti dove solo i condor andini possono osare. Un’alba a Huaraz vale 10 mesi di viaggio nomade e tante avventure, è la gioia del tempo e l’entusiasmo di scoprire sempre nuovi orizzonti. Ora il giorno con i suoi colori, il mercato campesino e le donne scherzare, i timidi sorrisi dei bambini, una cavalcata o una lunga camminata verso le lagune di smeraldo (Llanganuco e Churup)… e tante piccole storie da ricordare.
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28 marzo 2007 by moro @ 00:54

E’ l’alba quando il deserto della costa peruviana, tetramente spoglio, si lascia risvegliare dai primi raggi di sole, che giocano stancamente con la nebbia. Nella mente Trujillo e le rovine Moche di Chan Chan, una notte interminabile al terminal dei bus “America Express”. Il sogno svanisce accompagnato dall’odore di ferro e pesce del porto di Chimbote, un luogo di frontiera e forse addirittura pittoresco. Scegliamo la via più spettacolare per ritornare verso le Ande, percorrendo il Cañon del Pato. Il bus arranca faticosamente lungo la strada sterrata, numerosi ponti barcollanti rallentano il cammino. L’abisso sotto di noi cresce costantemente, il fiume in piena ruggisce sul fondo dissestato della valle. Un sistema di anguste gallerie ci costringe a lunghe attese quando incrociamo altri mezzi di trasporto ma, dopo ore di viaggio, finalmente l’orizzonte si apre sulla Cordillera Blanca, uno dei luoghi più spettacolari al mondo, con le sue innumerevoli cime innevate (Huascarán, Alpamayo, Huandoy, tutte oltre i 6000 metri). Lungo il Callejon de Huaylas, da Caraz, Yungay ed infine Huaraz, godiamo di un paesaggio che toglie il respiro…
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24 marzo 2007 by moro @ 03:25

Risveglio all’alba, la nostra prima indimenticabile settimana in Perù si conclude con un viaggio incredibile: verso il passato, verso il cielo, verso un presente duro ma autentico. La strada che connette Chachapoyas a Cajamarca e’ un cammino di ciottoli e polvere, che svanisce inesorabilmente inghiottito dall’abbandono e dalla natura. Ci uniamo alla processione di centinaia di contadini che, nel giorno del mercato, si dirigono verso il pueblo di Yerbabuena (Rio Utcubamba); approfittando di ogni mezzo di trasporto disponibile (camion, cavalli, tori) o a piedi. Piove e l’umidità mescola colori e sapori del mercato, grida e schizzi di fango. In questa atmosfera avviene lo scambio millenario tra i prodotti dell’altiplano e quelli della selva. Proseguiamo verso il sito archeologico di Revash, interessante esempio di architettura Chachapoya. La strada segue valli verdissime fino a Leymebamba, dove visitiamo il museo “Centro Mallqui”, circa 200 mummie Chachapoya sono custodite assieme a numerosi reperti scoperti presso la Laguna de los Condores. Ora saliamo decisi, la vegetazione scompare e superiamo i 4000 metri di altitudine. Raggiungiamo le nuvole e godiamo di un orizzonte mozzafiato, mentre il sole tramonta.
Altrettanto rapidamente ci gettiamo in una discesa senza freni, fino a toccare le acque del Rio Marañon, presso la località de La Balsa (500 metri s.l.m). Mentre ceniamo, la cameriera ci avverte che diversi assalti a mano armata si sono verificati lungo la strada per Cendelin: nasce un’estenuante contrattazione con l’autista, decidiamo di proseguire. Nella nebbia raggiungiamo l’obiettivo della giornata (Cendelin), e’ notte inoltrata. Sia noi sia i nostri compagni di viaggio (Michael e Lukas) siamo stremati. Il giorno successivo ripartiamo da Cendelin alla volta di Cajamarca, di nuovo ore ed ore di saliscendi in bus. Un’avventura irripetibile, un viaggio nel Perù più autentico.
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20 marzo 2007 by moro @ 17:23

La terza cascata più alta del mondo, seconda solo al Salto Angel in Venezuela (972 metri) e le Tugela Falls (Sudafrica, 948 metri). Considerando i due salti raggiunge i 779 metri, uno spettacolo… Per raggiungerla, un faticoso ma interessante cammino attraverso ciò che rimane (poco purtroppo) della stupenda selva di montagna peruviana.
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19 marzo 2007 by moro @ 15:30

Los Chachapoya furono una delle culture pre-incaiche più misteriose ed indipendenti. Vissero nelle isolate ed aspre valli attorno a Chachapoyas, capitale del dipartimento Amazonas. Iquitos e’ lontana anni luce da questi luoghi, ma gli immensi fiumi ci indicano la direzione verso l’Amazzonia. I Chachapoya seppero adattarsi ad un ambiente ostile, costruendo città fortificate (Kuelap) e necropoli di sarcofagi abbarbicate sulle sponde delle montagne (Karajia). Le numerose mummie che negli ultimi anni sono state scoperte, visto il crescente interesse per questa civiltà, narrano la storia di un popolo di guerrieri (“Guerreros de las Nubes”), abili agricoltori ed architetti. Kuelap, la cittadella fortificata dei Chachapoya, e’ un esempio della loro abilita’, seconda solo a Machu Picchu per maestosità, ancora quasi sconosciuta. Kuelap fu eretta intorno al 700 d.C, su un dirupo a 3000 metri di altitudine e tuttora mostra in tutta la loro imponenza le mura difensive, lunghe centinaia di metri ed alte fino a 20. Manuél ci guida nel mondo Chachapoya e le loro case a pianta circolare, dai tetti a punta di paglia. Complessi riti cerimoniali, che prevedevano il sacrificio di animali (lama), veneravano la figura del dio Sole.
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18 marzo 2007 by moro @ 02:06

La regione andina del Perù settentrionale e’ un luogo polveroso ma altrettanto interessante: essendo una rotta ignorata dal turismo, troviamo qualche difficoltà negli spostamenti. Tutto e’ ampiamente ripagato dalla selvaggia bellezza dei luoghi che visitiamo. Da San Ignacio percorriamo in colectivo una strada tremendamente dissestata, fino a Jaén. Un centro commerciale assai movimentato, città di passaggio tra la costa ed il bacino amazzonico, seppure quasi privo di vie di comunicazione affidabili. Il giorno successivo, non senza difficoltà e colpi di scena, proseguiamo il viaggio verso il desertico villaggio di Bagua e quindi San Pedro Ruiz, seguendo una tenue traccia polverosa, sul fondo di canyon scavati dal Rio Marañon ed i suoi affluenti. Nella notte giungiamo a Chachapoyas.
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16 marzo 2007 by moro @ 02:22

Quando le nostre amiche tedesche ci svegliano presto la mattina, comincia il viaggio da Vilcabamba verso la frontiera tra Ecuador e Perù. Il nostro percorso, passando per il villaggio di Zumba, segue una rotta inusuale. Dopo aver superato un valico che domina la valle di Vilcabamba, iniziamo una lunga discesa attraverso la giungla di montagna del Parco Nazionale Podocarpus. Il bus fa frequenti soste, spesso in villaggi fantasma, ma ci sono sempre persone che aspettano il nostro arrivo; in breve siamo travolti da una massa di gente, merci ed animali. Dopo circa 6 ore di viaggio giungiamo a Zumba, la prima meta’ del nostro percorso. Quasi 2 ore di camioneta ci separano dal confine peruviano, ma un ponte travolto dal fiume ci costringe a guadare: l’avventura si fa sempre più interessante! E’ ormai sera quando sbrighiamo le formalità immigratorie, presso il ponte internazionale di La Balsa. Ancora 2 ore di colectivo (per fugare i dubbi di altri viaggiatori: 12 soles, contrattabili a 10) ed arriviamo a San Ignacio, stanchi ma felici… Lasciamo l’Equador, un minuscolo stato latinoamericano che ci ha regalato delle esperienze indimenticabili e la speranza che possa esserci un futuro, quando un popolo ha il coraggio di lottare per i propri diritti. Ora il Perù, un gigante per bellezza e storia, la culla della civiltà Inca.
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14 marzo 2007 by moro @ 02:43

Dopo una breve permanenza a Cuenca, terza città dell’Equador e rinomata per la sua università, intraprendiamo di nuovo un viaggio che si fa sempre più nomade ed itinerante. La nostra meta ora e’ Vilcabamba, un minuscolo pueblo prossimo al confine meridionale col Perù. Il mistero che avvolge questo villaggio dal clima eternamente primaverile, e’ la longevità dei suoi abitanti. Effettivamente ci stupiamo della lucidità dimostrata dai nonnetti che incontriamo per strada, ma visto che il primato di Vilcabamba e’ sulla bocca di tutti, e’ probabile che molte persone dichiarino molti più anni di quelli effettivi… Intanto passiamo una bella domenica di musica e malabarismo, in compagnia del gruppo di artisti di strada Pacha Feria.
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12 marzo 2007 by moro @ 01:39

Percorrendo una strada sterrata e tortuosa, ritorniamo sull’altipiano andino; e le emozioni non tardano a coinvolgerci. Assistiamo da lontano all’eruzione esplosiva del Tungurahua, solo poche settimane dopo la nostra permanenza a Baños (alle pendici del vulcano). Siamo partecipi di un bloqueo stradale in vero stile latinoamericano e per alcune ore ci integriamo con la gente di un pueblo minuscolo e le sue rivendicazioni. Dopo una breve permanenza a Riobamba, pomposamente definita “Sultan de los Andes”, ci dirigiamo a Cañar. Da qui, un autobus cigolante ci conduce presso le rovine Inca di Ingapirca. Aldilà dell’interesse storico, scopriamo un luogo incantevole, abitato da gente semplice e tranquilla, dove finalmente possiamo accarezzare alcuni llama, i celebri camelidi andini, che riposano distratti nei pressi del sito archeologico.
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11 marzo 2007 by moro @ 02:23
Uno dei modi più avventurosi per viaggiare dall’Equador verso l’Amazzonia peruana e’ navigare lungo il Rio Napo, imbarcandosi sui mercantili che seguono la rotta Coca (Equador) – Iquitos (Perù). Anche noi siamo stati a lungo attratti da questa avventura, ma l’estrema incertezza sui tempi di attesa e percorrenza, ci ha costretti a rinunciare. Queste sono le informazioni che a fatica abbiamo raccolto, speriamo che possano essere utili ad altri viaggiatori. Coca si trova nella regione nord-orientale dell’Ecuador e ci sono tre modi per raggiungerla:
- Quito-Coca, 12 ore di bus diretto.
- Quito-Tena-Coca, consigliamo una sosta a Tena (rafting, canyoning, kayaking, ecoturismo nella foresta amazzonica).
- Quito-Baños-Tena-Coca, con una sosta a Baños per emozionanti trekking e bagni termali.
Coca, una umida cittadina sorta come base per le esplorazioni delle compagnie petrolifere, e’ il luogo dove tutte le strade finiscono, il viaggio continua sui mercantili lungo il Rio Napo: presso il porto di Coca bisogna cercare un battello diretto a Nuevo Rocafuerte, ufficialmente ogni lunedì e giovedì, ma potrebbero essercene altri. Nel frattempo, e’ necessario ottenere il timbro di uscita dall’Equador sul passaporto presso l’ufficio dell’immigrazione (l’ultimo prima del confine). Il viaggio fino a Nuevo Rocafuerte dura circa 12 ore, ma potrebbe essere interessante programmare una sosta lungo il tragitto (ad esempio, Limoncocha): e’ una delle zone più selvagge dell’Amazzonia, per un lungo tratto il Rio Napo costeggia il Parco Nazionale Yasunì, dove tuttora vivono isolate tribù Huaorani, Tagaeri, Achuar e Siona. Consigliamo di contattare una guida locale prima del vostro arrivo. Da Nuevo Rocafuerte, si può contrattare una canoa fino a Pantoja, il primo villaggio in territorio peruviano, dove bisogna sbrigare le formalità di frontiera. Da Pantoja inizia la parte più dura del viaggio: quattro o cinque giorni consecutivi in barca, fino alla città di Masan, da dove altri viaggiatori consigliano di prendere una moto-taxi fino ad un porto di lanchas (canoe) veloci dirette ad Iquitos, per risparmiare 13 ore di mercantile.
Probabilmente un viaggio lungo ed estenuante, da intraprendere con la dovuta calma per conoscere una parte stupenda di Amazzonia, sicuramente un’avventura.
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8 marzo 2007 by moro @ 00:50

Ecoturismo, turismo comunitario, ecolodges, ecoresorts sono solo tanti nomi per descrivere la stessa esperienza: entrare in contatto con la foresta pluviale e la gente (spesso popoli indigeni) che la abita. Nel caso dell’Amazzonia, visto che parte del suo futuro passa necessariamente per questo tipo di turismo, vogliamo dare qualche suggerimento, frutto della nostra esperienza. Innanzitutto bisogna considerare che e’ assai difficile, se non impossibile, integrarsi nelle comunità indigene della selva, troppe sono le differenze. L’unico modo per tentare un approccio profondo a questo mondo e’ il volontariato: in questo caso meglio informarsi a Quito sulle opzioni disponibili, tenendo presente che il periodo minimo di cooperazione e’ di 3-6 mesi e che spesso ai volontari viene chiesta una somma per coprire le spese e l’iscrizione. Se invece siete viaggiatori o turisti, il nostro consiglio e’ di recarsi direttamente in una delle città porta d’ingresso verso l’Amazzonia (nel caso dell’Equador: Tena, Puyo, Macas, Coca o Lago Agrio) e li’ spendere qualche giorno cercando di informarvi o meglio conoscere una persona in grado di indicarvi le comunità che nella selva accolgono visitanti. Un trucco intelligente e’ rivolgersi alle agenzie che offrono tour organizzati e farsi indicare precisamente le loro destinazioni; sicuramente negheranno, ma voi potrete sempre cercare un passaggio in bus, canoa o taxi verso la medesima località. Attualmente le comunità Kichwa nella regione di Tena (Napo) offrono alloggio in cabañas di legno e vitto a circa 10 dollari diari per persona. In questo caso ciò che potrete conoscere si limita alle attrazioni più vicine alla comunità, purtroppo non si può esplorare la foresta come viaggiatore indipendente. Sorge quindi il problema di trovare una guida disposta ad accompagnarvi nei luoghi più remoti. In definitiva, specialmente nel caso il vostro gruppo sia poco numeroso, può essere vantaggioso comprare un pacchetto organizzato dalle agenzie, accertandovi che i soldi vengano effettivamente utilizzati per il bene della comunità che vi ospita. Ultima considerazione: gli abitanti del posto negano sempre, ma le malattie tropicali esistono (dengue, malaria, etc)…evitando paranoie, prendete le dovute precauzioni.
Per molti viaggiatori l’ecoturismo in Amazzonia e’ solo una perdita di tempo e soldi, ma con un approccio intelligente può trasformarsi in una occasione per conoscere ed aiutare a preservare uno degli ecosistemi più incredibili e fragili della terra.
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