Anima afro-colombiana

Anima afro-caraibica, lontana ed emarginata, che si lascia sedurre solo oltre il confine del mondo. Nella terra di nessuno, dove ogni uomo e’ padrone unicamente della propria vita… il lembo di terra che si prolunga da Cartagena verso Playa Blanca e le Isole del Rosario, e’ un polveroso focolare di sterpaglie e di vite maledette, dove la totalità della popolazione e’ di origine africana e sopravvive di espedienti nel caldo torrido. I pochi viaggiatori che varcano questo confine senza legge si trasformano in vittime e colpevoli di un sistema crudele, soldi e potere. “Quando a noi avete lasciato questo deserto di vacche scheletriche e stagni putridi”. Poi dalla polvere compaiono le bambine ballerine, un ritmo africano frenetico ed echeggiante, una cumbia o un makulele, una danza abile ed incantatrice, beffardamente inscenata davanti ad un cartello che recita: “Vietato lasciare l’elemosina alle ballerine che ammaliano i turisti”.

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Da Panama alla Colombia: Darien Gap

Il passaggio tra Centro America e Sud America e’ un problema che molti viaggiatori sono costretti ad affrontare. La Carretera Panamericana si interrompe nella zona di giungla e paludi denominata Darien Gap, rendendo impossibili i collegamenti terrestri tra Panama e la Colombia. Dall’esperienza di altri viaggiatori abbiamo raccolto alcune informazioni, che pubblichiamo sperando possano essere utili a qualcuno nel futuro. Le opzioni per superare il Darien Gap, eliminato il troppo pericoloso passaggio via terra (nella regione colombiana del Chocó sono presenti gruppi di guerriglieri e di paramilitari) sono sostanzialmente tre:

  • veliero o barca da Cartagena (Colombia) direttamente in territorio panamense, passando per le Islas de San Blas (costo: circa 250$)
  • volo aereo tra Panama City e Bogotà, Medellin o Cartagena (costo: variabile in funzione della stagione, 150-300$)
  • bus da Medellin o Cartagena a Turbo (23$), viaggiando di notte per giungere di mattina a Turbo e salire su una lancha/barca fino a Capurganà (20$, 2ore) dove ci sono alloggi economici ed il caribe e’ stupendo. Da Capurgana’ si può infine prendere un’altra lancha per Puerto Obaldia (10$, 40 min), che e’ già in territorio panamense e si possono sbrigare le formalità richieste dall’immigrazione. Da Puerto Obaldia ci sono due voli alla settimana per Panama City (57$).

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Cartagena

Barranquilla e’ un caotico porto industriale, celebre in Colombia come la sede del carnevale più pazzo del paese. In poche ore di viaggio raggiungiamo Cartagena, una delle città storiche più belle d’America… in effetti il centro, racchiuso nelle secolari mura spagnole, e’ un museo a cielo aperto: i caratteristici balconi in legno sporgono sulle strette vie, riccamente adornati da buganvillee di tutti i colori. Ma appena fuori dalle mura, emerge malinconico lo spirito triste ed abbandonato delle città portuali, specialmente quelle caraibiche. Alloggiati nel quartiere profeticamente biblico di Getsemani, percepiamo la sensazione di vivere un mondo sotterraneo, sicuramente dimenticato, ma altrettanto autentico. Qui l’anima nera esterna il suo lamento soffocato…

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Parco nazionale Tayrona

Dall’ingresso, un breve percorso in bicicletta ci conduce alla spiaggia di Cañaveral, lungo una strada immersa nella giungla. Finalmente siamo nel Parque nacional Tayrona, una riserva naturale unica per bellezza, esempio più puro di costa caraibica incontaminata. Il primo contatto con l’oceano atlantico è davvero emozionante: una striscia deserta di sabbia, delimitata da scogli levigati e palme da cocco. Il paradiso tropicale, insomma… una lunga camminata ci conduce ad Arrecifes, ogni passo una sorpresa, finché sentiamo di nuovo le onde infrangersi sulla costa: davanti ai nostri occhi un’altra insenatura stupenda, disegnata da un mare turchese e cristallino. Ci abbandoniamo increduli alla bellezza del paesaggio, impressionati da un ecosistema tanto selvaggio. Pensiamo ai legittimi abitanti di questa regione, il popolo indigeno dei Tayrona, la prima civiltà incontrata dagli europei nel continente sudamericano. Di loro restano gli sguardi stupendi di alcune ragazze che lavorano nel parco e le caratteristiche capanne in pietra e legno, col tetto in foglie di palma. Un popolo perfettamente adattato ad una natura impressionante: il mare aperto ed indomabile, i picchi scoscesi e ricoperti dalla giungla e più all’interno le vette innevate della Sierra Nevada de Santa Marta. Proprio tra queste montagne fiorì la loro cultura di abili artigiani dell’oro, la cui espressione più significativa fu la Ciudad Perdida, un pueblo Tayrona dimenticato e riscoperto negli anni ’70.

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Verso i Caraibi

Adiós vereda, hasta luego amigos… con molta nostalgia il viaggio riprende, dopo una lunga pausa ricca di momenti indimenticabili. Da Villa de Leyva, il bus sale veloce fino ai quasi 3000 metri della cittadina di Tunja, da dove proseguiamo decisi verso nord. Dopo ore di saliscendi, superando nebbiosi pendii ricoperti di giungla, giungiamo a San Gil ed infine a Bucaramanga, tappa intermedia del nostro tragitto, città inaspettatamente moderna ma dal clima piacevole. Un lungo viaggio notturno ci porta infine a Santa Marta, sulla costa del caribe colombiano: la simpatia delle persone e la loro imperturbabile tranquillità indicano chiaramente che si tratta di un nuovo mondo, tutto da scoprire. Come primo impatto, ritroviamo il medesimo clima arido a cui siamo sopravvissuti per oltre un mese, ma nascosto dalle colline di cactus, si cela il Parco Nazionale Tayrona, perla caraibica di spiagge bianche, giungla e mare turchese.

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Tulum, caribe!

Dopo una breve tappa intermedia per visitare l’incredibile sito archeologico di Chichén Itzà (dove abbiamo osservato la ben conservata piramide di Kukulkan, che rappresenta il calendario maya, ed il campo dove si celebrava il tragico juego de la pelota), approdiamo sulla costa caraibica presso il villaggio di Tulum. Purtroppo il fascino del turismo e dei dollari ha già invaso questa zona, rendendola tutt’altro che selvaggia… ma dirigendosi verso la spiaggia si scopre un autentico paradiso. Una striscia di finissima sabbia bianca, palme da cocco ed un mare turchese: proprio il caribe che sognavamo! Questa spiaggia per noi ha rappresentato un piacevole luogo di incontro con pescatori del posto e viaggiatori di lunga data, fra cui alcuni ragazzi italiani. Abbiamo creato subito un bel gruppo, con cui condividere stupende giornate di mare e di festa.

L’esperienza che più ci ha emozionati e’ stata la splendida nuotata con pinne e boccaglio che ci siamo concessi lungo la barriera corallina: un’esplosione di vita acquatica e colori, che purtroppo non possiamo mostrarvi… immaginatevi un immenso acquario tropicale!

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Yucatan: dall’altiplano al caribe

Sistemate in maniera inaspettatamente rapida le “questioni consolari”, abbiamo ricominciato con decisione a viaggiare: da Città del Messico ci siamo spostati direttamente nello Yucatan… dopo aver salutato con rispetto la cima conica ed innevata del mitico vulcano Popocatepetl (5500m), abbiamo affrontato una lunga discesa dall’altipiano fino alla giungla tropicale ed oltrepassato le città marittime di Villahermosa, Ciudad del Carmen e Campeche. In mattinata già costeggiavamo le calde acque del golfo del Messico: un sole rosso, interminabili spiaggie bianche ed il verde della foresta, a ricordarci che finalmente siamo giunti nella terra dei maya… per ora ci riposiamo nella vivace cittadina di Merida, degustando l’eccentrica gastronomia tradizionale, ma i Caraibi sono più vicini che mai adesso!