Sahara ed Atlante, verso nord

Da Merzouga, Nazihr e suo cugino ci danno un passaggio fino ad Erfoud, da dove prendiamo un taxi collettivo per Errachidia; ci troviamo in piena hamada (deserto roccioso), spesso interrotto da splendidi palmeti… il caldo è secco ed avvolgente. Giunti ad Errachidia, scopriamo che l’unico autobus per la nostra destinazione finale è in nottata: decidiamo quindi di prendere in affitto una stanza per riposare qualche ora. La sera, quando ci dirigiamo a piedi verso la stazione, conosciamo un simpatico marocchino che vive in Spagna, ceniamo con lui. Cala la notte e parte il nostro bus, direzione Oujda ed il mare Mediterraneo. Alle prime luci dell’alba ci appare un paesaggio nuovo, colline verde-oro ricoperte da campi di grano e foraggio.

Ouarzazate e Casbah di Telouet

La notte stellata, inseguita da una moltitudine di anime che trovano pace solo ai margini delle strade polverose, cede finalmente il passo ad un’alba tiepida e tremolante. Seguiamo a ritroso le pendici dell’Atlante, in direzione di Marrakech, ma poco prima del passo Tizi’n Tichka, svoltiamo lungo una esigua traccia di polvere: è l’antica pista del sale, passaggio delle carovane lungo il tragitto verso Marrakech o verso il mistero di Timbuctu.
I visi sorridenti ed affaticati dei contadini, seguiti dalle giocose grida dei bambini, ci raccontano di un mondo che scorre con i ritmi antichi delle stagioni, senza affanni ma sempre in equilibrio tra semplicità e privazioni. Il luogo è incantevole, i colori sono caldi e leggieri come pennellate di un quadro impressionista. Siamo affascinati. Al termine del nostro percorso, giungiamo finalmente a Telouet, villaggio di origine del Glaoui e sede di una miniera di salgemma. Visitiamo la Casbah che subito ribattezziamo “delle cicogne”, accompagnati dalla simpatica guida Mohammed, poi ci concediamo una lunga pausa nel vicino ristorante, dove gustiamo gli intensi sapori della cucina berbera e godiamo di un paesaggio bucolico.

Improvvisamente squilla il telefono. Stiamo facendo merenda con Lahcen, a base di tè verde e pistacchio, ci racconta della sua aspirazione di viaggiare il mondo e conoscere persone lontane, pensiamo all’innata curiosità di questo popolo stupendo e quanto ciò ci unisca, rendendo le nostre discussioni sempre più avvincenti e appassionate.
Dall’altra parte della cornetta un affannato Brahim, che nel frattempo ci aveva salutati per raggiungere la famiglia a Zagora, qualche ora di bus da Ouarzazate. La sua voce lontana: “Salam amico, abbiamo un problema… tu e la ragazza dovreste andare via subito dalla casa, perché fra poco arriva mio cugino e se vede lei, tira fuori un gran casino!”. Un attimo di silenzio, poi penso che il privilegio e le emozioni che ci hanno regalato nei due giorni passati assieme sono il migliore regalo che potessero farci; ringraziamo tutti, raduniamo le nostre poche cose e siamo pronti a ripartire.
Marocco dei mille contrasti e contraddizioni, sono le 10 di sera e dobbiamo trovarci un albergo per la notte. Ancora una notte di Ouarzazate.

Suggerimento di viaggio: rilassarsi nel terrazzo del ristorante Lion d’Or di Telouet, gustando i piatti della cucina berbera (tagine, cous cous).

Tizin Tichka, Atlas

Tizi’n Tichka verso Ourzazate

Camminiamo verso la gare routiere, ed immancabilmente siamo coinvolti nel trambusto pre-partenza. Non appena varchiamo la soglia della stazione, un nugolo di giovani in giacca di pelle, mendicanti, bambini a piedi scalzi e presunti viaggiatori di lunga data ci attornia. Le grida sono sempre più animate e giocose, poi a tratti nervose rivelando una certa insoddisfazione per la trattativa che non prosegue speditamente. In pochi secondi, dopo che abbiamo pronunciato la parola magica (Ouarzazate), ci ritroviamo gentilmente sospinti verso uno sgangherato bus, agghindato con una miriade di nastri e lustrini colorati d’oro e di rosso. Ci risentiamo a casa. Subito parte la contrattazione per il prezzo ed i posti a sedere migliori. 30, 25, 20 il prezzo scende e scendono le pretese: posti in fondo al bus e sedili rivestiti in pelo di pecora, impolverato.

Finalmente il bus parte, direzione il deserto, ma dobbiamo subito affrontare l’Atlante: fitte foreste di pini, estesi raccolti di frumento dorato e tranquilli villaggi berberi, una breve sosta a Taddert per il pranzo. Superiamo il Tizi’n Tichka (2500 metri di altitudine), che in lingua tamazight significa proprio “passo dei pascoli”. L’aria calda e secca preannuncia il deserto del Sahara. Nel viaggio conosciamo Brahim, un simpatico marocchino che lavora a Bergamo: con lui facciamo i primi passi nel Marocco più autentico. Ci invita a casa di suo cugino quando raggiungiamo Ouarzazate, parliamo e ci offre da mangiare, capiamo che c’è molto da condividere e la possibilità di instaurare un rapporto davvero caloroso. Passiamo una piacevole giornata con Brahim ed i tre fratelli (Lahcen è l’unico che capisce l’inglese), peccato non parlare meglio il francese, ma ci arrangiamo con lo spagnolo e tentiamo di imparare le prime parole in arabo (shukran, naan/la, inshallah, salam/salem). Continuano ad offrirci la loro ospitalità, sotto forma di tè alla menta, piacevoli chiacchierate e deliziosi spuntini. Capiamo comunque che la reciproca curiosità non basta sempre ad abbattere il “muro” culturale che ci separa: il nostro relativismo non può molto nei confronti del loro modo di pensare legato alla cultura musulmana. Fin da bambini, le vite degli uomini si separano da quelle delle donne. Ai primi è dato il privilegio di poter scegliere, mentre per le donne il destino sarà sempre indelebilmente segnato dagli insegnamenti della madre e del volere prima del padre e poi del marito.
Nella notte, dopo aver gustato un saporito tajine di agnello cucinato con i nostri nuovi amici, facciamo tutti assieme una lunga camminata fino alla casbah di Taourirt. La luna piena crea un’atmosfera da sogno, la casbah sembra animarsi e rivivere i tempi del suo massimo splendore, quando era una delle dimore di Glaoui, il pacha di Marrakech. Ourzazate, che si trova all’incrocio della valle del Draa con quella del Dades, di fatto introduce alle prime propaggini del deserto del Sahara. La città è piuttosto moderna (fu infatti fondata dai francesi negli anni ‘20), ed è ancora oggi un luogo di transito lungo gli itinerari di commercianti e turisti che, partendo da Marrakech, portano alle frontiere desertiche di Zagora e Merzouga. Il clima è mitigato dalla sua altitudine che supera i 1.100 m di quota.

Suggerimento di viaggio: sedersi in un bar del centro città, per assaporare un gustoso tè alla menta, abilmente servito dalla teiera in modo da sprigionarne tutto l’aroma.

Casbah Taourirt, Ouarzazate

Marrakech, città imperiale

Marrakech è una della quattro città imperiali marocchine e il suo suq, che si estende nel cuore della città antica (la medina), è uno dei mercati più vitali di tutto il Nord Africa. Non esistono nomi, insegne o vetrine. Tutto ciò che si vede è in vendita. Nel suq, il commerciante ha un trattamento diverso per ogni cliente. Esso si sviluppa attorno alla splendida piazza Djemaa El Fna, dove si trovano venditori e artisti di ogni genere: gruppi musicali, oratori, venditori di protesi, dentisti, incantatori di serpenti… Marrakech è indimenticabile per i suoi sapori ed odori, per gli artigiani ed i tintori che lavano le pelli nei pozzi di pietra, i fabbri e le altre migliaia di figure magiche che popolano e rendono unica questa città, africana e profondamente araba maghrebina.

La storia della regione attorno a Marrakech è legata alla popolazione bereber (Berberi). Presente sul territorio africano da migliaia di anni, questo popolo mantiene tuttora un’origine misteriosa, anche se si dice che provenga dal Caucaso. In epoca romana, questi “uomini di terra” avevano già instaurato il Regno di Mauritania, le cui frontiere raggiunsero il Mediterraneo. Dopo la caduta dell’Impero Romano, iniziarono a crescere ed a espandersi fino a spingere i loro guerrieri alla conquista della Spagna, portando in Europa l’Islam. La città imperiale di Marrakech fu fondata nel 1062 dal sultano Youssef ben Tachfine, cui si attribuisce la costruzione delle mura difensive che circondano la città. Estese fino a 19 km durante le dinastie degli Almohades e dei Saadiani, tali mura cittadine variano come colore tra il rosa e il rosso e sono interrotte da 200 torri quadrate (borjs) e nove porte monumentali. La prosperità di Marrakech le consentì di divenire capitale di un impero che si estendeva da Algeri all’Atlantico e dal Mediterraneo fino al Senegal.

Dopo 400 anni di dinastie berbere discendenti delle tribù indigene dell’Atlante (gli Almoravidi, gli Almohadi e i Merinidi, che regnarono fino al 1465), il XVI secolo vide l’avvento di dominatori di origine araba. I Saadiani (1554-1603) unificarono il Marocco, mentre nel 1659 ascesero al trono gli Aluiti (nel 1672-1727 regnò il sultano Moulay Ismail), che sono ancora oggi al potere in Marocco. Uno dei monumenti più notevoli di Marrakech appartenente a questo periodo della storia del Marocco si trova nella casbah (Qasba). Situate in un piccolo giardino, le tombe dinastiche dei Saadiani, che risalgono proprio al XVI secolo, sono fra i migliori esempi di arte islamica, specialmente per le elaborate decorazioni a stucco e i soffitti in cedro del mausoleo.

Suggerimento di viaggio: sedersi in un chiosco di piazza Djemaa el Fna, per assaporare carne, pesce, couscous, teste di montone, lumache o spiedini, ogni sera dopo le 18.

Babouche, Suq di Marrakech