Chefchaouen, la ville bleu

I pochi villaggi lasciano spazio ad estese pinete e piantagioni (moltissime quelle di kif), siamo sorpresi dal contrasto tra questo verde lussureggiante ed il paesaggio desertico che abbiamo abbandonato solo qualche giorno fa. Si respira un’aria di frontiera e di passato. La notte sta già sopraggiungendo quando scorgiamo da lontano le forme sinuose di Chefchaouen, Chaouen per i suoi abitanti, la ville bleu per i turisti.
Un eccentrico musicista filosofo e viandante, Maurice di Tolosa, che avevamo conosciuto a Nador ci aveva consigliato l’Hotel Goa e lì ci avventuriamo con passo deciso, accompagnati nell’ombra dal solito Mustafa.
Ci concediamo un’intera giornata per perderci nel dedalo di viuzze che formano la medina del villaggio. L’atmosfera è resa unica ed incredibile dalle tonalità azzurre con cui tutte le case sono intonacate. Dicono per tenere a distanza le mosche durante la canicola estiva. Il risultato visivo è folgorante e siamo affascinati da questa cittadina. La serata a Chefchaouen trascorre in compagnia di Mohammed e Abdel Rahim, due amici del Goa.

Chefchaouen, ville bleu

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