Stati uniti d’america

A lungo prima di partire, abbiamo pensato che gli stati uniti sarebbero stati una tappa breve ed interlocutoria del nostro viaggio, ma ora ci rendiamo conto dell’importanza di aver cominciato da qui, sia per quanto abbiamo visto ed imparato, sia per quanto questa esperienza ci aiuterà a capire i paesi in cui viaggeremo nel prossimo futuro. Gli stati uniti ci sono apparsi ricchi di sfaccettature, differenze e gente proveniente da ogni parte del pianeta. Accanto ad una continua sensazione di grande onestà delle persone e di sicurezza, abbiamo trovato conferma a molti dei luoghi comuni con cui il mondo etichetta gli USA: la mania dei fast food ha eliminato ogni espressione sociale del mangiare, la guerra entra nelle case di tutti attraverso la televisione con una sconfortante naturalezza e spesso troppa imparzialità. Per fortuna però, vi e’ un’altra faccia della medaglia: un paese dove la natura si presenta nella sua veste mozzafiato, dove in molte persone vi e’ una grande consapevolezza di tale bellezza e la volontà di preservarla. Dove la tecnologia ed il passato convivono spesso senza stridenti contrasti. Abbiamo avuto la fortuna di conoscere persone estremamente amichevoli e positive, ma quello che ci ha colpito sono il grande entusiasmo e la curiosità dimostrate da parte di tutti (giovani ed anziani), nel sentirci parlare dei nostri progetti. Lamentiamo che talvolta, esagerando, hanno tentato di costringerci a fare a modo loro, sempre la mania di comandare! Gli stati uniti ci sono sembrati il paese delle mille opportunità, delle infinite possibilità di ricominciare una vita da zero, purtroppo ad una condizione: che di opportunità se ne abbia già avuta una, altrimenti si e’ condannati all’emarginazione.

Il nostro grande rammarico e’ che per un viaggiatore senza la macchina risulta difficile raggiungere perfino molte delle destinazioni conosciute dal turismo: gli stati uniti sono il paese delle automobili, purtroppo.

Frontiera USA-Messico bandiera clandestini latinoamerica muro

L’ombra che segue il bambino

I timidi incontri che nelle ultime settimane abbiamo fatto con le persone che nel nostro semplicistico immaginario sono gli “indiani d’america”, non ci hanno consentito di capire fino in fondo quale sia l’attuale condizione di questi popoli. Nella regione in cui ci troviamo conducevano una vita nomade le tribu’ Navajo (The delight song of tsoai-talee, N. Momaday), Apache ed una miriade di altri gruppi piu’ ristretti. Attraversando i territori ipocritamente concessi ai popoli indigeni, capiamo da dove viene il loro profondo rispetto per la natura e chi la abita: sono terre semi-desertiche, a cui si possono chiedere risorse a piccoli sorsi interrotti, dove la vita e’ durissima e piena di insidie, dove solo i cavalli piu’ resistenti (gli splendidi Mustang) riescono a sopravvivere. Capiamo perche’ erano popoli che occupavano territori immensi, spostandosi di continuo; e perche’ la musica che tuttora suonano e’ tanto malinconica ed echeggiante. Ci sconvolge vedere che, assuefatti da un mondo che li ha soggiogati bruscamente, essi sono costretti a barattare la loro splendida cultura con pochi spiccioli ingrati… e vedere quelli che erano i loro accampamenti trasformarsi in finti rifacimenti dove operano floridi casino’, vendendo sogni di plastica, molto alcool e sotterrando la storia. Al contrario, ci affascina quanto stiamo imparando in New Mexico, dove gli antichi pueblos (indianpueblo.org) sono aiutati nel tentativo di mantenerne la cultura e le millenarie tradizioni.

Ci piace pensare agli uomini come ad esseri viventi sgusciati dal ventre della madre terra per iniziare un interminabile viaggio verso sud, in pace con la natura e con se’ stessi… un viaggio nomade che anche noi stiamo seguendo, nel nostro piccolo.

Albuquerque, New Mexico

In viaggio verso Albuquerque scopriamo un paesaggio delineato da aridi cespugli, rossa argilla e ruvidi canyon: siamo nel torrido New Mexico (Nuovo Messico), dove l’anima anglosassone incontra prepotente lo spirito latino… dove molti sogni cominciano e moltissimi altri vengono inesorabilmente delusi.

Camminando nei sobborghi della città, ci sentiamo avvolti da un’atmosfera calda e tranquilla, anzi soave. Le casette in adobe si colorano di arcobaleno; forse un cuore messicano comincia a batterci in corpo, richiamandoci a sé insistente… o forse e’ solo un miraggio di sabbia e sole.

Patio escondido Albuquerque New Mexico (Nuovo Messico) USA

Ultimo giorno a Durango?

Quando gia’ pensavamo di lasciare Durango, e’ stata la fortuna a venirci incontro: non ci siamo svegliati in tempo per prendere il bus e siamo stati costretti a fermarci un altro giorno. Ne e’ nata una giornata magnifica, scaldata da un sole accecante e piena di entusiasmanti attivita’ sportive… per cominciare, un massacrante quanto irripetibile giro in mountain bike lungo i sentieri (Trails2000.org) delle montagne attorno a Durango. Da notare l’inedita aggressivita’ e forza d’animo della cicci, circondata da un ambiente a lei ostile! Beh, ammettiamo che un paio di volte ci siamo persi, prolungando a dismisura le nostre fatiche. Non contenti, dopo un lauto pranzo a base di riso e fagioli, ci siamo buttati in piscina per alcune ore di nuoto. Domani proveremo di nuovo a perdere il nostro bus, destinazione New Mexico…

Dura la vita! Cicci in mountain bike sentieri di Durango Colorado

Avventura a Durango

Ieri abbiamo seguito un percorso davvero emozionante che ci ha condotti a Durango, nell’estremo angolo sud-ovest del Colorado… dopo aver nuovamente oltrepassato le Montagne Rocciose in tutta la loro larghezza, siamo giunti nel cuore della notte presso la città di Grand Junction: le prime luci dell’alba ci hanno mostrato un paesaggio incredibile ed inaspettato, una valle semi-desertica circondata da montagne di terra rossa come il fuoco ed interrotta da improvvisi canyon. Quando già pensavamo di essere arrivati nel deserto, ci ha sorpresi un’improvvisa esplosione di verde e boschi rigogliosi. La strada ha cominciato a salire: arrampicandoci lungo incredibili canyon ricoperti da conifere secolari, abbiamo superato piccoli villaggi di cercatori d’oro, abbiamo raggiunto le vette delle montagne innevate ed infine una lunga discesa ci ha condotti a Durango, dove per il momento il nostro viaggio si prende una breve pausa… Ci avviciniamo ad una regione ricca di storia (Mesa Verde), che probabilmente avrà un forte significato nel nostro viaggio lungo l’America.

Anasazi trail in Durango, Colorado USA

Ritorno a Denver

Difficilmente scorderemo la settimana passata sulle Montagne Rocciose presso Breckenridge, non solo per aver scoperto un luogo incantevole, ma anche per aver conosciuto delle persone con cui siamo stati bene fin dal primo momento… Abbiamo anche avuto la fortuna di trovare due ragazzi di Denver, tanto gentili da darci un passaggio dalle montagne fino in citta’. Seguendo un itinerario differente rispetto all’andata in autobus, siamo saliti lungo la strada panoramica che porta fino allo spartiacque tra oceano Atlantico e Pacifico (Loveland pass); qui abbiamo toccato il punto finora piu’ elevato del nostro viaggio lungo le americhe, raggiungendo gli 11990 feet (quasi 4000 metri). Eravamo in mezzo alla neve!

L’altro ieri sera, era la festa degli Stati Uniti d’America e, anche se un po’ sotto tono, siamo riusciti a vedere qualche fuoco d’artificio e qualche giovane ubriaco per strada (cosa mai vista prima). Quelli che facevano piu’ festa, comunque, eravamo noi per la nostra Italia, che ci fa sognare nel campionato del mondo: forse eravamo tra i pochi italiani a Denver, ma abbiamo fatto tifo per cento persone… e domenica, ovunque saremo, aspettiamo la finale!

Summit county, Breckenridge Colorado

Breckenridge, Colorado

Finalmente le montagne, ed e’ come sentirsi di nuovo a casa. Da Denver la strada prende a salire senza esitazione, arrampicandosi lungo rampe di terra rossa come il tramonto… improvvisamente il paesaggio si colora di verde, ma un verde sconosciuto alle nostre Alpi: i prati e le gigantesche conifere appaiono di un pagliericcio argentato, che si abbina perfettamente all’amaranto della terra argillosa. Ben presto superiamo i 3000 metri di altitudine ed ai lati della strada spuntano macchie di neve, residue della stagione invernale. Le vallate sono molto ampie, tanto che le cime delle montagne (tutte attorno ai 4000 metri), sembrano semplici colline. Il nostro viaggio termina a Breckenridge, un paesino di minatori convertito al turismo invernale: alloggiamo in un ostello pittoresco, un piccolo e grazioso rifugio che sembra aver superato molti inverni prima di ospitare anche noi, gestito da due inglesi simpaticissimi e dal loro cane Gaspode (Fireside Inn, HI Ostello della Gioventù, Breckenridge). Qui entriamo in contatto con l’ennesima sfaccettatura di questa poliedrica America: potremmo definirla l'”altra America”, ma preferiamo pensare al tassello di un puzzle molto complesso… e’ l’America che ama e rispetta la sua terra ed il suo ambiente, degli immensi parchi naturali, dei trasporti pubblici gratuiti ed alimentati con fonti di energia rinnovabile (biodiesel ed ibrido elettrico); e’ l’America che cerca, seppur con fatica, di ritrovare la strada tracciata dai suoi popoli nativi, in passato tanto calpestata ed umiliata.

Le giornate scorrono veloci seguendo a piedi ed in bicicletta interminabili sentieri immersi nei boschi , il sole splende piu’ che mai interrotto solo da brevi temporali estivi. Oggi festeggiamo il primo mese in viaggio nomade, non poteva cominciare meglio!

Laguna pressi di Breckenridge, Colorado (Montagne Rocciose)

Denver, Colorado

Questa volta il tragitto del nostro viaggio nomade ha seguito una parabola lunga e veloce nel cuore più ruvido degli Stati Uniti. Abbiamo infatti abbandonato il caldo sud e sul solito colorito autobus, ci siamo inoltrati nelle splendide e selvagge foreste dell’Arkansas, seguendo a distanza il corso del fiume Mississippi. Dopo un breve ristoro nella città di Saint Louis, situata alla confluenza tra Mississippi e Missouri, il nostro viaggio ha preso deciso la via dell’ovest, portandoci a superare sterminate colline coltivate a mais e frumento, armoniosamente interrotte da zone boschive e minuscoli villaggi… L’alba del nuovo giorno ci ha infine svelato l’emozione delle praterie: al confine tra Kansas e Colorado, la strada ha cominciato a salire dolcemente, fino a portarci nella vallata dove si trova Denver, ai piedi delle Montagne Rocciose. Questi sono i luoghi dei viaggi “on the road” di Jack Kerouac, e molti altri nomadi prima e dopo di lui… sono i luoghi dove pascolavano liberi i bisonti americani, dove le fiere tribu’ native degli Anasazi, Ute e Comanche stabilirono i loro territori e dove i pionieri giunti dall’est vennero alla ricerca affannosa dell’oro. Sono i luoghi del selvaggio west e della Route 66.

Denver sembra una città giovane e dinamica, moderna ma in modo totalmente nuovo rispetto a quanto abbiamo visto in precedenza: si ha l’impressione di vivere in una comunità dove finalmente quanto appartiene alla sfera del sociale assume un ruolo preponderante o almeno complementare alle attività economiche. Forse ci sbagliamo oppure e’ solo una bella illusione…

Montagne Rocciose Breckenridge Aspen Denver Colorado Stati Uniti

Memphis, Tennessee

Un breve viaggio lungo una delle mitiche autostrade che collegano la West alla East coast (la Interstate 40, da Washington a Los Angeles), ci porta all’estremo confine occidentale del Tennessee. Ed è qui che ci accoglie la città di Memphis, tra le anse sinuose del fiume Mississippi… giungere sulle sponde di questo fiume dà la sensazione di aver concluso un lungo viaggio, una traiettoria che idealmente accomuna tutti i grandi corsi d’acqua della terra (Rio delle Amazzoni, Nilo, Gange): fiumi lungo i quali interminabili storie di prosperità e tragedie si sono indissolubilmente intrecciate e rinnovate con lo scorrere del tempo. Il Mississippi, scivolando nella sua sensuale lentezza, indugia su un passato di frontiera, di persecuzioni nei confronti dei popoli indigeni e degli schiavi neri. Esso rappresenta l’arteria pulsante di tutto ciò che l’America è oggi, nel bene e nel male…

Memphis ci appare viva e frizzante: camminando lungo Beale Street, la via dove tutto ebbe inizio, ci si trova immersi in un enorme juke box, che diffonde i successi del rock n’ roll e del blues, ovviamente a massimo volume. Memphis, house of the Blues and birthplace of Rock N’ Roll (Memphis, casa del blues e luogo di nascita del rock and roll).

Fiume Mississippi di notte, Memphis Tennessee USA

Nashville, Tennessee

Ieri era il solstizio d’estate, una giornata resa ancora più lunga dal cambio di fuso orario e dal caldo opprimente con cui ci ha accolti il Tennessee. Dopo un lungo viaggio notturno in autobus, sbarchiamo a Nashville, città famosa quale capitale mondiale della musica country… che la musica stia diventando una presenza imprescindibile del nostro percorso lungo gli Stati Uniti, lo abbiamo notato già in Virginia, dove abbiamo avuto la fortuna di partecipare ad un festival di musica bluegrass (chitarra, banjo e violini accompagnano testi popolari sulla bellezza e la fatica della vita contadina). Il Tennessee e’ invece un luogo di incontro e fusione, data la sua posizione strategica, tra i generi musicali che hanno fatto e fanno tuttora la storia della musica. Dalle contaminazioni tra il country e i ritmi indolenti del sud (blues e jazz), e’ nato infatti il miracolo del rock & roll, la cui culla e’ considerata Memphis, città in cui visse Elvis Presley.

Nashville oltre ad una serie infinita di locali dove ascoltare musica dal vivo, bere birra e comprare indumenti da veri cow-boys, non offre molto: camminando nel piccolo quadrato di downtown sembra di trovarsi in un cantiere dove accanto agli immancabili grattacieli stanno nascendo improbabili edifici in stile neoclassico. Superata la catena montuosa degli Appalachi, ora la nostra vista abbraccia l’intera immensità delle praterie centrali e, benché il caldo proveniente da sud preannunci l’avvicinarsi del deserto, siamo sorpresi di essere ancora circondati da una natura rigogliosa e da interminabili boschi.

Nashville capitale del country Tennessee USA