Andahuaylas, Apurimac

Il percorso in minibus o colectivo si inerpica con esagerata ripidità partendo dai 2300 metri sopra il livello del mare di Abancay per arrivare ben oltre i 4000 metri ed infine ridiscendere nuovamente. Il percorso si snoda nel distretto di Apurimac, una delle regioni più isolate e selvagge del Perù. Raggiungiamo Andahuaylas a tarda notte. Il lungo viaggio è allietato dalla musica e dal contatto umano che si viene a creare nel minibus riempito fino a scoppiare di persone, cose ed animali. Vicino a me siedono un simpatico bimbo di nome Annibal e la sua giovane madre.

Il paesaggio è incantevole, campi coltivati a maiz ed alfalfa lasciano spazio a piccoli villaggi di case di adobe, pochi capi di bestiame, dove l’uomo ha sapientemente addolcito le fertili ma ripide sponde delle montagne. La gente è molto ospitale.

Valle sacra degli Incas Andahuaylas Apurimac

Nella terra degli Incas, Cusco e Pisac

Giungere a Cusco quando gli ultimi raggi di sole lambiscono gli stanchi declivi della valle degli Incas è uno dei sogni di ogni viaggiatore. Cusco è una testimonianza vivente di quanto innumerevoli storie di gloria e disfatta si siano intrecciate nella lunga notte dei cinquecento anni. Bella da togliere il fiato, orgogliosa come la sua popolazione indigena, ma poi sconfitta e deturpata per castigo. Ora di nuovo un crocevia per pellegrini che da tutto il mondo vengono ad ammirare il passato.

La luce del sole scandisce lunghe giornate avventurose, spostandosi lungo la terra degli Incas, da Cusco ad Abancay, passando per le spettacolari rovine di Pisac, meno frequentate ma non per questo meno spettacolari della vicina e misteriosa Machu Picchu. La valle sacra degli Incas è la valle del fiume Urubamba nelle Ande peruviane e fu il cuore della civiltà Inca. La valle era apprezzata per le sue particolari qualità geografiche e climatiche, per le sue ricchezze naturali e per la produzione di mais. Le rovine di Pisac donano una sensazione di possesso della montagna, di brivido per le pendenze estreme, di vertigine; questi sassi respirano di una storia quasi millenaria, ineguagliabile perfezione, unica armonia.

Sito archeologico Incas di Pisac

Da Arequipa al Lago Titicaca

Ad Arequipa per incontrare alcuni amici che lasciano la città bianca. Yanahuara è una cittadina vicina ad Arequipa e siamo invitati lì per partecipare a una festa di tradizioni arequipene: la musica creola, chicha (tradizionale birra andina a base di mais) e la deliziosa cucina peruviana (rocoto relleno, pastel de papa, chicharron e cuy). Arequipa è una bella scoperta: la città è bella con i suoi edifici storici (cattedrale, convento, Juanita), paesaggi mozzafiato, gente simpatica.

Il giorno seguente, dopo aver salutato tutti gli amici che si trovano in Arequipa, viaggiamo verso il bellissimo Lago Titicaca, al fine di aderire al festival chiamato Semana de Puno.

Lago Titicaca alba Perú

Condor e Valle del Colca

Alla stazione di Arequipa, pochi viaggiatori si mescolano alla moltitudine di persone che tornano ai loro villaggi di appartenenza, dopo una visita ai parenti in città o dopo una giornata di lavoro. Sono indigeni che si recano negli innumerevoli piccoli pueblos che costellano le valli andine. Seguiamo un itinerario simile per recarci nella Valle del Colca, attraversiamo lande sferzate da un vento freddo, il paramo e passi andini che sfiorano i 5000 metri. Siamo attorniati da pascoli, greggi di alpaca e lama e sparute capanne di allevatori Aymara che vivono inseguendo gli animali nei loro perenni spostamenti alla ricerca di foraggio. La vita nomade. Giungiamo a Chivay, un villaggio all’imbocco della Valle del Colca, nel quale si respira un’atmosfera di estrema tranquillità e dove appaiono ancora forti i legami con stili di vita dalle origini millenarie. A dimostrarlo, una sottile diffidenza che le persone del posto mostrano nei nostri confronti. Il tempo sembra essere sospeso in questa valle, la vita rincorre il ciclo del sole e la tecnologia non ha ancora turbato questo delicato equilibrio con l’elettricità. Chivay si trova a circa 3800 metri di altitudine e già questo basterebbe a rendere l’esistenza impegnativa: il soroche, così si definisce in lingua locale il mal di montagna, colpisce inesorabile coloro che non sono nati per una vita tanto estrema. I bambini corrono curiosi lungo le strade che guidano alle loro capanne fuori dal villaggio, portano con sè alcuni animali, spesso alpaca o pecore. Questa è la loro incombenza quotidiana, in sostituzione della scuola. Sorridono. Sulle pendici delle vette che cingono la valle, scrutando con attenzione, si scorgono sparuti gruppi di vigogne, l’unica specie di camelide andino che non ha acconsentito a farsi addomesticare e continua la sua esistenza solitaria nei luoghi più inaccessibili della cordigliera andina. Ancora più in alto, nel cielo terso del mattino, veleggiano imperturbabili alcuni rari condor delle ande, i veri e maestuosi dominatori di questo paradiso. A pinchollo, le immagini sbiadite di un lontano passato riaffiorano nei timidi sguardi delle persone, e ci raccontano…

“Masticavo coca a quattro anni
gli alpaca erano più veloci di me
Masticavo coca a dieci anni
la terra era più dura di me
Masticavo coca a venti anni
i figli piangevano più forte di me
Ora di anni ne ho quasi trenta
e la coca continuo a masticarla
perchè i miei figli sono partiti
ma ero troppo triste perchè
la morte prendesse anche me
e di tempo per piangere
qui sull’altopiano, non ce n’è”

Valle del Colca

Arequipa e Juanita, signora delle nevi

Arequipa, un gioiello incastonato nelle ampie vallate dell’altipiano andino del Perù meridionale, è soprannominata dai peruviani la città bianca.  Una città tranquilla ed ospitale, dove acclimatarsi prima dell’ascesa nelle parti più remote delle ande. A sovrastare la città le cime pennellate di tre vulcani: il misti (gentiluomo, con la sua forma perfettamente conica), il chachani (amato) ed il picchu picchu (alto alto) in idioma quechua. Nei seminterrati presso il convento di Santa Catalina riposa in un abbraccio eterno la mummia di una ragazza (soprannominata Juanita, la signora delle nevi) sacrificata in un rituale inca presso il monte Ampato 500 anni fa. L’incontro con un “viejo loco”, come lui stesso si è presentato, ci apre un mondo su questo scorcio di america latina, seduti in una minuscola piazzetta di Arequipa, all’ombra di alcuni aranci in fiore, iniziamo una lunga conversazione sulla vita, sulle ande e le tradizioni di Arequipa. Lui viaggiò molto da giovane, essendo un artista di strada, ed i suoi ricordi sono ancora lucidi. Abbiamo discusso della magica combinazione di atmosfere, colori, sapori, musica ed esperienze che porta con sé il viaggiatore nei suoi pellegrinaggi. Ad Arequipa è facile conoscere molta gente, anche perché  il clima è davvero ospitale. Riceviamo un invito a casa di un ragazzo, fuori città. Ci porta a conoscere i nonni, che si occupano dei campi di granoturco e alfalfa e ci preparano un pranzo ricco e squisito accompagnato da abbondante chicha tradizionale, una bevanda leggermente alcolica ricavata dalla fermentazione del mais. Seduti intorno al focolare mangiamo ed ascoltiamo con interesse la storia della loro vita, tra gioie e sacrifici. Al termine del pranzo, impariamo i primi rudimenti necessari per suonare la quena, il tipico flauto utilizzato nella musica andina.

Arequipa el misti Juanita, signora delle nevi