Decontaminare il Lago Titicaca

Le acque del Lago Titicaca cambiano il loro colore a verde e marrone e i pesci sono scarsi, soprattutto per l’inquinamento che è attualmente rappresentato dal prodotto delle acque reflue.
Secondo Minagri, saranno promosse azioni  per decontaminare tutto il Lago Titicaca tra il Perù e la Bolivia, con la costruzione di impianti di trattamento nelle città, al fine di evitare che le acque reflue finiscano nel lago Titicaca e nel fiume Desaguadero.

Sia Perù sia Bolivia contribuiscono alla contaminazione. La città di Alto La Paz in Bolivia, con una popolazione di un milione 184 mila 942 abitanti, è attualmente il maggiore inquinatore. Quasi la metà dei rifiuti della città finisce direttamente nel lago, mentre l’altra parte viene elaborata dal depuratore Puchukollo.
Anche la regione di Puno in Perù, che concentra i suoi abitanti in un unico punto, scarica i suoi rifiuti nel Lago Titicaca.
Copacabana è diventata una delle zone più inquinate con Tiquina e Cohana. I rifiuti della sua popolazione in crescita e dei suoi numerosi visitatori finiscono direttamente nel lago.

Santa Cruz e treno espresso orientale

Dopo aver trascorso un lungo periodo nell’altitudine andina, riscendere con decisione verso il bacino amazzonico è un’emozione e poco importa che il clima si faccia estremamente caldo ed umido. Santa Cruz de la Sierra si trova nel mezzo degli scambi interni alla Bolivia, ma anche da e verso gli altri paesi latinoamericani confinanti (Brasile, Paraguay, argentina). Non a caso Santa Cruz, senza essere una città dalla storia intensa, si trova oggi ad essere la capitale economica della Bolivia e la meta finale di intense migrazioni interne, spinte dalla ricerca di lavoro. Santa Cruz è già una città di frontiera, perché ad est il gigante brasiliano è vicino e con il Paraguay condivide una fascia di territorio denominata chaco, una sorta di savana latinoamericana, un territorio poco abitato e semiarido che solo sul confine si trasforma nel pantanal, grazie all’afflusso di acqua del fiume Paraguay ed affluenti.
Questo territorio viene attraversato dal treno espresso orientale, un serpente d’acciaio che giornalmente collega Santa Cruz a Quijarro, ultimo lembo di terra boliviana prima del Brasile.

Santa Cruz de la sierra chaco Bolivia

Cochabamba e Villa Tunari

Ascoltiamo per ore la musica che proviene dal profondo della giungla: tutto questo cosmo di vegetazione lussureggiante, animali misteriosi ed artigiani della natura respira all’unisono, incessantemente. Al limitare di questo mondo favoloso giace Villa Tunari. Luogo di passaggio tra le ande ed il bacino amazzonico, tra il mondo marrone ed il mondo verde. Non stupisce che nella cultura panamazzonica il colore verde assuma talmente tante sfumature, che viene identificato con diverse parole, nei linguaggi indigeni. Oltre il fiume Chapare, laggiù dove il caotico progresso ha lanciato la sua sfida alla natura, non vi è ancora un chiaro vincitore, ma perdere un tale patrimonio di energia, cultura ed armonia sarebbe un delitto imperdonabile.

E Cochabamba ci osserva incredula, nella sua eterna primavera al di sopra della nebbiosa amazzonia, orgogliosa delle sue lotte che la resero un esempio nel mondo per aver fermamente sancito il diritto all’acqua come bene comune.

Villa Tunari, Amazzonia Bolivia

Sucre, la capitale bianca

Sucre, soprannominata non solo dai suoi abitanti la capitale bianca del sud america, è una città da osservare nel suo complesso, come Potosí. Due luoghi colpiscono positivamente la nostra attenzione: la zona universitaria, vivace e giovanile, e la zona del mercato, colorata e piena di vita.
La Bolivia è uno dei paesi latinoamericani dove si fa più largo uso dei bloqueos stradali per rivendicare diritti ed ottenere ascolto dalle autorità. Per questo stesso motivo, dobbiamo lasciare Sucre prendendo l’unica strada non bloccata al traffico, in direzione di Oruro e con destinazione finale Cochabamba, in un viaggio notturno.

Sucre e chiva boliviana bolivia

Potosí la rica e buen vivir

Un lungo viaggio quello tra La Paz e Potosí, la mappa inganna: sono più di dieci ore di autobus attraverso la parte più selvaggia dell’altipiano andino boliviano. “Soy Potosí, la rica”… grazie alla più grande miniera di argento del mondo, questa città ha conosciuto un incredibile sfarzo coloniale, in buona parte ancora visibile perché da quando la fame di argento è diminuita, a Potosí il tempo si è fermato. La città è ora un fossile di un passato luccicante, una gemma incastonata tra vette che, data l’esagerata altitudine dell’altipiano, si riducono a semplici colline, spoglie e coloratissime. La gente è ospitale e racconta volentieri i segreti di Potosí: la sua quiete, le sue feste, le bellezze nascoste, i personaggi che vi hanno vissuto ed il numero incalcolabile di minatori che vi hanno lasciato la vita inseguendo l’effimera ricchezza nelle viscere del Cerro Rico, nella tana del diavolo.
A Potosí si applica bene il concetto di buen vivir boliviano, una serie di proposizioni e ricette sposate dal popolo boliviano, almeno negli intenti, con la visione di assicurarsi un futuro di consenso e progresso sostenibile, in armonia con la madre terra e nel rispetto delle specificità culturali della Bolivia, un paese immenso e variegato che si estende dalle ande all’amazzonia, con un bagaglio di culture caleidoscopico. Uno dei postulati del vivir bien é quello di saper mangiare bene… a Potosí assaggiamo un piatto tipico che bene riassume il concetto, la k’alaphurka: una squisita zuppa di pomodoro, peperone, ají (salsa piccante), choclo (mais giovane), poca carne tritata e varie spezie, che viene cotta in pietra pomice e servita in un piatto di terracotta. Un piatto di grande attualità vista la sua origine semplice e gli ingredienti locali.

Potosí bolivia

Coroico e via degli Yungas verso La Paz

Ultima parte. Lasciamo Santa Rosa, un vizioso paesino di cercatori d’oro (finalmente capiamo perché questi luoghi appartengono al cammino dell’oro) e torniamo a chiudere l’anello verso La Paz salendo al grazioso villaggio di Coroico. Qui la vista abbraccia le vette andine, gli Yungas ed il bacino amazzonico. Il panorama toglie il respiro.

Intraprendiamo infine l’ultima ed avventurosa salita verso La Paz lungo la via degli yungas (meglio conosciuto come cammino della morte), ovvero la strada più pericolosa del mondo. Il piccolo bus arranca sulle ripide pendici, i numerosi incroci con altri mezzi ci costringono a millimetriche manovre sull’abisso, avvolti da una tenebrosa nebbia. I presagi non sono dei migliori, ma a tarda sera giungiamo a La Paz, con un bagaglio di ricordi ed esperienze indimenticabili.

Via degli Yungas bolivia

Cammino dell’oro, Incachaca e Santa Rosa

Seconda parte. Il nostro incredibile viaggio prosegue da Consata e l’atmosfera che ci circonda diventa sempre più amichevole nei nostri confronti. Abbiamo costruito un rapporto di amicizia capace di abbattere il muro della reciproca diversità e talvolta diffidenza. Ammirando la selvaggia bellezza delle Yungas, abbiamo ricevuto alcune pazienti lezioni di Quechua ed Aymara (Inti e Lupi per la parola sole), le lingue indigene parlate dalla popolazione. Ci soffermiamo su concetti essenziali quali gli amici, la famiglia, la foresta, le montagne, il cielo, il sole e la luna.
Nel pieno della notte, dopo aver calorosamente salutato i nostri amici di Consata, troviamo un passaggio per Incachca, sul cammino dell’oro in direzione di Santa Rosa. Uno sconnesso sentiero di accompagna nel cuore della giungla attraverso un paesaggio notturno di un fascino incomparabile. La foresta è animata dai rumori di innumerevoli esseri viventi, che respirano, cantano e danzano all’unisono. Percepiamo tutta l’immensa energia della pachamama. Coi nostri compagni di viaggio raggiungiamo Incachaca nel cuore della notte, dove ci accampiamo alla meglio sotto le stelle, ma siamo talmente emozionati da non riuscire a dormire. La giungla ci indica l’avvicinarsi dell’alba con un crescendo di musica intonata. Siamo arrivati a Santa Rosa.

Consata y Incachaca bolivia

Sorata verso il cammino dell’oro

Prima parte. Da La Paz il piccolo ed affollato bus sale e scende lentamente verso Sorata, simpatica località abbarbicata sui declivi del Cierro Ancohuma (Janq’u Uma in lingua aymara). Da questo altipiano inizia una furiosa discesa verso le Yungas, il territorio di passaggio tra altipiano e bacino amazzonico. La nebbia avvolge questo mondo incantato ed a tratti spettrale, dove improvvisi abissi aprono su vallate senza fondo.

Il villaggio di Consata si nasconde proprio in una di queste valli, dove scorre il fiume omonimo. Il paesino ci accoglie con grande ospitalità e veniamo accompagnati da una delegazione di giovani ed anziani lungo il fiume per una piacevole ed interessante escursione. Qui inizia la parte più intrigante e complicata del nostro percorso alla scoperta della Bolivia sconosciuta.

Consata, amazzonia bolivia

La Paz di Bolivia

La Paz si mostra come una megalopoli latinoamericana, in salsa boliviana. Stretta fra imponenti vette andine, la città arranca su scoscesi pendii ed i dislivelli da percorrere sono memorabili per una capitale (la più alta al mondo con i suoi 3650 metri sopra il livello del mare), ma con gli estremi di 4100 metri di El Alto ed i 3000 metri dei quartieri residenziali di La Paz. Il centro della città è delimitato dalla cattedrale e dal Palazzo del Governo, o il Palacio Quemado, cosi chiamato per il numero di volte che è stato avvolto dalle fiamme. Punto di incontro per i viaggiatori di tutta l’america latina, La Paz concentra in sè anche svariati estremi sociali: colorati mercati lasciano il passo a moderni quartieri e poi ancora a viuzze dimenticate, dove ancora si pratica il baratto e si vive, dorme e mangia con poco.

Un aereo decolla, stelle tremolanti, mai così tante, mai così vicine, passeggeri nella notte di autobus sgangherati, senza una meta. Una teleferica che unisce due mondi. La Paz.

La Paz Bolivia, contrasti di giorno

Isla del Sol e Tiwanaku

Nella religione degli Inca, si credeva che il dio sole fosse nato qui. E con ragione. La Isla del Sol è posizionata splendidamente nel lato boliviano del lago Titicaca.

Lasciato il lago Titicaca e la Isla del Sol, in direzione di La Paz, il sito unesco di Tiwanaku si trova al centro dell’altopiano andino, circondato da un paesaggio semi-desertico e dominato da alcuni delle più alte e magnifiche cime delle Ande (Janq’u Uma, Illampu, Huayna Potosi, Illimani). Il sito è famoso nel mondo per essere la sede dei discorsi di insediamento di Evo Morales, di fronte alla porta del sole e per essere un luogo altamente spirituale, che rappresenta la visione di un mondo incentrato sulla tradizione e sull’impronta sociale matriarcale dei popoli indigeni.

Ponce stela Tiwanaku