Futuro energetico nell’arco alpino

Le fonti energetiche fossili (petrolio, gas, carbone) sono destinate ad esaurirsi: nel giro di 20, 50 o 100 anni in funzione dello sfruttamento che se ne farà, peraltro drasticamente aumentato negli ultimi anni in conseguenza dello sviluppo economico di paesi emergenti (quali Cina ed India) e della mancanza di serie politiche ambientali da parte dei paesi occidentali (USA ed Europa). La maggior parte dei climatologi è convinta che le emissioni di CO2 siano la causa principale del riscaldamento globale del clima, e che si manifesta con un aumento di eventi catastrofici quali precipitazioni violente e siccità, con lo scioglimento dei ghiacciai e l’avanzare delle zone desertiche. Con la ratifica del protocollo di Kioto, tutti gli stati dell’arco alpino si sono impegnati per una riduzione delle emissioni dannose.

Ora è giunto il tempo di mettere in pratica misure concrete per far diminuire le emissioni, cominciando dalle abitazioni private. La percentuale maggiore dei consumi di combustibili fossili nelle case è a carico del riscaldamento (circa il 70%), soprattutto tenendo presente il clima tipico delle zone alpine. Nella riduzione del fabbisogno energetico attraverso tecniche di costruzione e di risanamento energeticamente efficienti si annida dunque un grande potenziale di risparmio e di riduzione delle emissioni: ciò è possibile sia nelle nuove costruzioni, sia intervenendo sul patrimonio edilizio esistente. Con l’adozione di tecnologie solari (fotovoltaico e solare termico) e moderne tecniche di coibentazione, si può ridurre il fabbisogno energetico per il riscaldamento fino al 80-90%. Oggi è possibile pensare al risparmio energetico coma ad una grande opportunità di innovazione culturale, di valorizzazione delle risorse naturali (a cominciare dal legno). Le alpi rappresentano indubbiamente il luogo in cui è possibile coniugare con maggior successo le prestazioni ambientali ed economiche delle tecnologie della ecoefficienza.

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